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GLI ARTISTI DEL FUTURO: “IL TEATRO, LA FELICITA’ INTERROTTA DALL’ESISTENZA”

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Scritto da Anna Paola Rella    Mercoledì 18 Maggio 2011 10:26

Toritto, nonostante sia un piccolo paese, nutre una passione molto forte per il teatro. Ne sono testimonianza le diverse realtà che se ne occupano, prima fra tutte ma non unica il Piccolo Teatro San Giuseppe che ha compiuto 35 anni, segno di quanto questa passione sia ben radicata nell’animo di coloro che credono e si impegnano da decenni in questo settore, come Angela Fariello, presidente del PTSG…

 

 

 

 

“IL TEATRO, LA FELICITA’ INTERROTTA  DALL’ESISTENZA”

 

“Il Teatro vuole l'attore vivo, e che parla e che agisce scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive o rimuore fortificato dal consenso, o combattuto dalla ostilità, degli uditori partecipi, e in qualche modo collaboratori.”

 

All’origine del teatro c’è l’ansia dell’uomo di relazionarsi con le divinità e di intessere rapporti con i suoi simili.

L’origine del teatro occidentale è da ricercare nell’antica Grecia ma i riti propiziatori dei popoli primitivi legati al ciclo delle stagioni o alle fasi della vita, le cui componenti erano l’azione mimica, la danza, la musica, i costumi e i trucchi, altro non erano che primitive forme di teatro.  Nel corso dei secoli il teatro ha dovuto affrontare diverse vicissitudini per sopravvivere, soprattutto durante il medioevo, a causa delle diverse scomuniche che la Chiesa cattolica faceva piovere sugli attori, considerati corruttori del corpo e dello spirito. Si è di volta in volta trasformato, modellato, ripiegato, per assecondare il proprio tempo o per scontrarsi con esso; si è diversificato nei generi; si è adattato ai luoghi più diversi e angusti, per giungere attraverso i secoli fino ai giorni nostri non soltanto come abitudine ma come esigenza profonda, nonostante l’avvento del cinema e della televisione, perché nel teatro quello che veramente esiste e conta non è tanto lo spettacolo in sé quanto la relazione teatrale, il rapporto, speciale e unico, che si crea tra l’attore e il pubblico. Lo spettatore non è oggetto passivo, diviene esso stesso protagonista e l’esperienza teatrale non è un prodotto già dato ma un qualcosa in fieri, che si va delineando, mai identico alla volta precedente.

 

Vediamo cosa ne pensa Angela Fariello, come è nata e si è evoluta la sua passione, un colpo di fulmine divenuto nel corso gli anni amore viscerale e maturo.

 

Come e quando è nata la passione per il teatro?

Nel lontano 1976, il PTSG era stato appena costituito, andai a vedere la prima commedia rappresentata “ L’albergo del silenzio” di Scarpetta.  Qualche mese dopo, con  un’amica già facente parte del gruppo teatrale, mi affacciai giù nel teatro San Giuseppe e  intuii che potevo rimanerci.

Cosa è per te il teatro? E' arte?

E’ sicuramente arte per autori e attori che vivono per e di teatro. Per noi, dilettanti amatoriali, è una bella invenzione per continuare a giocare da grandi e in cui trovare rifugio e riparo dalla pesantezza delle responsabilità di adulti.

Cosa è per te l'arte?

E’ il dono che Dio ha fatto agli essere umani per continuare la sua opera creatrice. E’ la possibilità di sperimentare la misura dell’onnipotenza divina e dell’eternità nei limiti dell’esistenza umana.

La prima commedia come attrice? E come regista?

Ho cominciato sostituendo un’attrice del gruppo nel ruolo di Teresina la sarta in “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo.

Il primo spettacolo teatrale che ho curato  come regista comprendeva due atti unici: “La donna grassa” di Franca Rame e “La panchina” di Gesualdo Bufalino.

Preferisci curare la regia o recitare? Perchè?

Attualmente preferisco curare la regia di un’opera teatrale perché mi appassiona vedere come prende forma e si realizza l’idea elaborata intorno ad un testo teatrale, e prendersi cura di tutti gli aspetti creativi ed organizzativi della messa in scena, dalla recitazione alla scenografia, ai costumi, alle relazioni che si intrecciano con tutto il gruppo di persone che lavorano intorno a quel progetto giorno dopo giorno.

La commedia che hai diretto a cui sei più legata? E il personaggio che hai interpetato che preferisci?

“Piove, l’acqua è di limone” di Vito Maurogiovanni, autore di teatro e scrittore recentemente scomparso e che è rimasto entusiasta della messa in scena della sua opera presenziando alla rappresentazione e scrivendo diversi  articoli sulla Gazzetta del Mezzogiorno  dedicati al  Piccolo Teatro San Giuseppe.

Il personaggio da me interpretato che preferisco è Donna Amalia in “Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo.

Cosa significa interpretare un personaggio?

Significa entrare in punta di piedi in un  vissuto esistenziale diverso dal tuo, attraversarlo rubando  segreti e ricchezze nascoste ed uscirne con un bagaglio di conoscenze sul mistero dell’essere umano da mettere nella tua cassetta di attrezzi  per comprendere meglio te stessa e gli altri.

C'è un personaggio che ti piacerebbe interpretare?

Mi piacerebbe interpretare il ruolo  di qualche eroina della tragedia greca, in particolare Medea di Euripide.

Quale è il momento più bello nella preparazione e messa in scena di una commedia?

Sono i momenti in cui capisci che gli attori, dopo tante prove e ri-prove, sono riusciti finalmente ad afferrare per i capelli il personaggio che devono interpretare e che non lo lasceranno più andare via perché il suo modo di pensare e di essere sarà parte  di loro per sempre, anche se inconsciamente.

Tutto è pronto: costume, parrucco, il pubblico è in sala, si spengono le luci, il sipario si sta per aprire e...

Oddio, che paura! Mi manca il fiato e mi batte forte il cuore ma quando il sipario si apre tutto va come deve andare e non puoi  controllare più niente. Il gioco si fa, senza interruzioni, lì e in quel momento ed è unico e irripetibile come l’esistenza di ogni persona.

Il regista e/o attore che avresti voluto affiancare?

Gigi Proietti,  attore e regista.

Toritto e il teatro...cosa ne pensi?

Il teatro oggi per Toritto rappresenta la possibilità per i più piccoli ,che vi partecipano sempre più numerosi, di poter giocare in uno spazio  libero e insieme ad altri come quando si giocava nelle strade, e per i più grandi una parentesi di leggerezza per affrontare gli inevitabili inconvenienti  che appesantiscono la vita.

Una domanda che non ti ho fatto e alla quale vorresti rispondere?

Quando smetterai di occuparti del teatro? Non so rispondere.

 

E’ impossibile infatti innamorarsi del teatro e pensare che un giorno si possa smettere.

 

"Napoli Milionaria" di Eduardo De Filippo, donna Amalia, 1980 PTSG.

 

"Piove, l'acqua è di limone" di Vito Maurogiovanni, Lucietta, 2004 PTSG

 

"Miseria e Nobiltà" di Eduardo Scarpetta, 2007 PTSG

 

 


 

 

( a cura di Anna Paola Rella )

 

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 29 Maggio 2011 08:48
 

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