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TRA I MEANDRI DEL PASSATO: CHIESE E BARONI, LA MADONNA DELLA STELLA

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Scritto da Anna Paola Rella    Martedì 03 Maggio 2011 16:37

La storia di un paese è intrecciata con quella delle sue chiese, sempre presenti nel contesto urbano a causa dell’importanza che la fede e la religione rivestivano nel passato. Il tempo era scandito dal rintocco della campana, che accompagnava i contadini e le donne durante tutta la giornata. La chiesa della Madonna della Stella è un esempio ed una testimonianza tangibile della storia del nostro paese, delle dominazioni feudali che si sono succedute sul nostro territorio e del ruolo da loro rivestito, degli splendori e della miseria che caratterizzano il naturale decorso della storia...

 

 

CHIESE E BARONI: La Chiesa della Madonna della Stella

 

La chiesa della Madonna della Stella è una piccola costruzione situata nell’omonimo Largo. E’ caratterizzata da un basamento in pietra che corre lungo tutto il perimetro e una parte superiore intonacata. Vi si accede tramite due ingressi, uno che si apre sulla facciata principale e l’altro su quella laterale. La facciata principale è a capanna, con due semplici spioventi,  e presenta un portale architravato sormontato da una lunetta per l’illuminazione dell’interno; quella laterale è caratterizzata da un portale e tre finestrelle rettangolari, adibite all’illuminazione, ed è sormontata da un piccolo campanile a vela, una sottile superficie muraria con un’apertura che ospita una campana mossa per mezzo di una fune. L'assenza di cassa di risonanza e la struttura semplice fanno sì che non sia possibile alloggiare in questo tipo di campanile grandi campane, né che il suono giunga a grande distanza. Il portale utilizzato come ingresso principale è sempre stato quello che si apre verso il Corso del paese.

 

La storia di questa chiesetta si perde nella notte dei tempi ed essendo una chiesa baronale lascia agli osservatori più romantici la possibilità di abbandonarsi alla fantasia, una fantasia che riporta a tempi di dame e cavalieri, periodi di guerre e pace...

Secondo quanto racconta don Salvatore nel suo libro, nel punto in cui oggi sorge la chiesa ci sarebbe potuto essere un sacello pagano, trasformato in chiesetta al tempo della diffusione del cristianesimo nelle nostre campagne. Questa fu poi donata, nel 1092, dal conte Ruggero Borsa, duca di Puglia, all’abate Guarino dei Benedettini del monastero di S. Lorenzo di Aversa, assieme a molte terre e chiese. In quel periodo Toritto era un colonato: il cittadino era parte integrante dell’inventario rurale del feudo, era obbligato a fornire prestazioni di lavoro gratuito al signore e non poteva allontanarsi dalla terra senza il suo consenso.

La chiesa, insieme agli uomini e ai beni che le appartenevano, costituì la “grancia”, secondo il sistema organizzativo dei Benedettini, che cessò di esistere solo nel 1560 quando fu venduta al signore di Toritto, il barone Luigi Pignatelli.

Il barone e la sua consorte Lucrezia De Luna fecero mettere sul piccolo campanile una campana di circa 50 kg., fusa dal fonditore Il Fiella, con l’iscrizione IL FIELLA F (fudit) AD HONOREM BEATAE V.M. 1560 D.N.S. ALOISIUS PIGNATELLUS AC EIUS UXOR F.F. (fecerunt), che ricordava appunto che la campana era stata fusa dal Fiella e donata dai signori per onorare la Beata Vergine Maria nel 1560. La sorte di questa campana non la conosciamo, potrebbe essere stata donata alla patria durante la seconda guerra mondiale o potrebbe essere la stessa campana presente ancora oggi sul piccolo campanile.

Nel 1619 la chiesa fu riedificata dalle fondamenta ad opera del barone Orazio Della Tolfa che fece apporre, a testimonianza, un’iscrizione sull’architrave della porta principale, ora lateralmente abrasa, e il blasone del proprio Casato. Due stelle a otto raggi, in altorilievo sulla facciata, ricordano che la chiesa è dedicata alla Madonna della Stella. Qui furono probabilmente sepolte la madre del barone e una sua figlia.

Nel 1777 la confraternita di S. Rocco ebbe la temporanea concessione di insediarsi nella chiesa.

Nel 1806, a seguito dell’abolizione della feudalità e della caduta dei baroni, a Toritto decadde il duca Filippo Caravita e la chiesa con le camere adiacenti e l’orto costituirono un beneficio che passò al Capitolo nel 1828.

Restauri furono eseguiti nel 1844 e nel 1861.

Nel 1871 il sindaco De Nora propose di trasformarla in asilo dell’infanzia ma incontrò l’opposizione della confraternita e dei proprietari Caravita che fecero ricorso alla Prefettura dimostrando di essere i legittimi proprietari della chiesa, affidata solo temporaneamente alla confraternita. In questa occasione il duca effettuò i restauri della chiesa, ai quali contribuì anche la confraternita. Fu rinnovata la concessione di officiare “mundo durante” e fu apposta l’iscrizione sulla porta laterale MADONNA DELLA STELLA. PROPRIETA’ CARAVITA. RESTAURATA NEL 1871.

In seguito, il duca Bernardino Telesio, erede Caravita, rivendicò con un’azione giudiziaria il suo diritto di proprietà, riconosciuto dal Supremo Tribunale della Cassazione, restaurò la balaustra sul presbiterio e fece apporre in sacrestia una lapide che ricordasse la sentenza.

 

Attraverso il piccolo portale d’accesso, entro nella chiesa per dare uno sguardo all’interno. Mi rendo subito conto che la modestia e la semplicità dell’esterno trovano corrispondenza nella semplicità organizzativa dello spazio interno, articolato in un’unica navata, coperta con volta a botte caratterizzata da unghie laterali. In questo spazio, un tempo, si sentiva il fruscio dei sontuosi abiti dei baroni di Toritto. L’altare maggiore è in marmo e su di esso si erge un dipinto su tela della Madonna del Suffragio, sormontata da una stella a otto raggi mentre sul lato sinistro c’è un quadro raffigurante la Madonna con una stella sul manto e il Bambinello in braccio. Sul presbiterio ci sono due piccole lapidi terragne, una della duchessa Giulia Carafa datata 1813, moglie del duca Caravita, e l’altra di Maria Giuseppa Caravita datata 1871. L’altare di S. Rocco di fronte alla sacrestia è del 1871, anno dei restauri, e ospita adesso la statua del Sacro Cuore di Gesù e al di sotto una statua in cartapesta del Cristo Morto, mentre il nuovo altare, collocato di fronte alla porta centrale, è del 1910. La statua argentea del Santo fu donata nel 1924 dai concittadini residenti in America.

 

Abbandono la chiesa, mi volto a guardarla un’ultima volta prima di tornare alla realtà…

 

 

 

 

 

 

( a cura di Anna Paola Rella )

 

 

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