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TRA I MEANDRI DEL PASSATO: LA CHIESA DEL PURGATORIO

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Scritto da Angela Casamassima    Lunedì 28 Febbraio 2011 18:43

Continua la passeggiata nella storia di Toritto nella rubrica "Tra i meandri del passato" a cura di Anna Paola Rella, attraverso il racconto di quella che un tempo era nota come Chiesa del Purgatorio, oggi scomparsa, partendo dal vestigio che ne rimane...

 

 

 

LA CHIESA DEL PURGATORIO

 

E’ una fredda mattina di febbraio quando decido di fare una passeggiata nel centro storico di Toritto alla ricerca di qualcosa da raccontare. Percorro il Corso del paese, svolto verso la Chiesa e, mentre cammino, la mia attenzione viene catturata da una nicchia con una statua di S. Giuseppe. La osservo, cercando di capire cosa quel santo dovrebbe rappresentare o ricordare agli abitanti. Di numerose testimonianze del passato non rimane talvolta che un labile ricordo, una traccia persa nella memoria di qualche anziano o da ricercare tra le pagine ingiallite di un libro.

 

Scopro che quella nicchia rappresenta il vestigio di una chiesetta che sorgeva in quel punto, la Chiesa del Rosario. Nella zona ce n’erano numerose, sparse nei campi, che facevano parte degli antichi benefici e delle quali rimane solo il tenue ricordo di un nome: il beneficio di S. Andrea, fuori le mura, sulla via di Ruvo; quello di S. Zaccaria, con una chiesetta anteriore al 1574, vicino alla Madonna della Stella; il beneficio di S. Caterina con la sua chiesetta che risultava già dirupata nel 1600, sulla via del Lago Vecchio. Quella del Rosario è anche nota come Chiesa del Purgatorio, dal nome del rione in cui era ubicata e che ricorda la devozione per le anime dei defunti. Distava qualche decina di metri dal palazzo baronale ed era ampia 70 mq circa. Fu costruita nel 1636 da don Ferrante Della Tolfa, fratello del signore Orazio Della Tolfa-Frangipane, duca di Grumo e barone di Toritto dal 1590 fino alla sua morte avvenuta nel 1623.

 

La devozione alla Madonna del Rosario era radicata nella loro famiglia perché un antenato aveva partecipato alla battaglia di Lepanto, lo storico scontro avvenuto il 7 ottobre 1571 tra le flotte musulmane dell’Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa. Nel 1572 Papa Pio V istituì la “Festa di Santa Maria della Vittoria”, poi trasformata da Papa Gregorio XIII in “Festa della Madonna del Rosario”, per celebrare l’anniversario della vittoria “ottenuta per intercessione di Maria”. Il culto della Madonna del Rosario fu quindi introdotto anche a Toritto dai signori Della Tolfa e nel 1891 assunse la denominazione di Madonna del Rosario di Pompei ad opera della nobildonna Teresa Longo Scarangella.

 

Secondo quanto racconta don Salvatore D’Innocenzo nel suo libro, alla morte di don Ferrante Della Tolfa la chiesetta passò per testamento al Capitolo di Grumo, per tornare poi a quello di Toritto che, nel 1833, la affidò alla confraternita di S. Giuseppe (riconosciuta giuridicamente in quell’anno). Questa restaurò il campanile e l’organo e decise di celebrare ogni anno la festa del loro santo ad agosto, al termine della trebbiatura. Il pane era ritenuto un alimento sacro e indispensabile, soprattutto in tempi di miseria, durante le carestie, le siccità e le epidemie. Il santo non fu festeggiato solo nel 1908 a causa della grande siccità che portò desolazione in tutta la provincia e durante la prima guerra mondiale.

 

Per saperne di più decido di fare un po’ di domande in paese per cercare qualcuno che possa conservare un lontano e sbiadito ricordo di questa chiesetta, di cui molti non hanno nemmeno sentito parlare. Mi viene fatto il nome della signorina Marta Paccione, che abita a pochi metri dalla zona ed io vado a trovarla. Lei mi accoglie molto gentilmente, mi fa accomodare al suo divano, abbassa lo sguardo ed entra nella sfera dei ricordi portandomi assieme nel suo ritorno al passato. Mi dice che si trattava di una piccola chiesa, con un ingresso, qualche panca senza spalliera, molto semplice, ed un confessionale. Mi racconta che la nicchia tuttora presente è proprio quella che sovrastava l’altare. Sottolinea che la chiesa era sopraelevata rispetto all’attuale livello della strada e le sue parole trovano riscontro nella parete che ospita la nicchia, che lascia facilmente individuare a quale altezza era collocata la chiesa. Lei ricorda che le donne del rione erano solite incontrarsi lì per recitare il rosario e che prima che venisse definitivamente abbattuta qualcuno avesse proposto di adibirla a stalla o qualcosa di simile, incontrando la dura opposizione di coloro che non potevano accettare che un luogo di culto venisse adibito ad una diversa e addirittura degradante destinazione.

 

Don Salvatore D’Innocenzo racconta di aver avuto modo di vedere nella chiesa una lunga cornice sporgente sul lato destro e sinistro dell’altare su cui erano adagiati numerosi teschi e ossa con lumini accesi.

Tra il 1921 e il 1923 il Comune, per allargare la via che conduce al Cimitero, ordinò la demolizione della chiesa ormai fatiscente, corrispondendo alla confraternita 11.461,00 lire.

A seguito di questa demolizione la congrega di S. Giuseppe deliberò la costruzione della nuova chiesa sulla via Nuova, oggi via G. A. Pugliese…”ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta”…

 

 

 

 

(a cura di Anna Paola Rella)

 

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