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TRADIZIONALE PELLEGRINAGGIO TORITTESE NEL MESE DI MAGGIO DI UN TEMPO "A SAN MICHELE SI CANTA AL RITORNO"

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Scritto da Redazione OnLine Network    Lunedì 18 Maggio 2015 10:13

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Nel mese di maggio secondo tradizionale torittese si teneva il pellegrinaggio a San Michele, in occasione della sua Festa. Ecco il racconto del nostro collaboratore Donato Scarpa di questa antica usanza...

 

Tradizionale pellegrinaggio torittese nel mese di maggio di un tempo

“a San Michele si canta al ritorno”

 

edicola in via Carmine, luogo di partenza dei pellegrini torittesi prima del ‘700

 

 

Un detto proverbiale afferma che “a san Michele si canta al ritorno”!

Un espressione per indicare che si dovrebbe cantare vittoria al termine di una conquista. E per moltissimi torittesi sin dai tempi antichi il pellegrinaggio verso il Monte Sant’Angelo era un duro percorso, una conquista della meta, che si perde nel passato remoto.

Di certo tale pellegrinaggio avveniva già prima del 1752, quando l’allora sindaco Vitantonio D’Urso ristrutturò l’edicola in Via Carmine, di fronte all’ingresso del castello di Toritto.

Quell’edicola presente da oltre tre secoli, a fine anni ’90 fu ripulita e portata a “nuovo” da Isa Benedetto e Nicola Mirra. Da quell’edicola raffigurante l’arcangelo Michele con la sua bilancia che pesa le anime, partivano a piedi i pellegrini torittesi. Di buon mattino dopo aver partecipato alla messa, nella prima quindicina del mese di maggio, carichi di pane e fave, e tanta fede e speranza camminavano per parecchi giorni verso il sacro monte.

L’usanza di recarsi in pellegrinaggio nella prima metà di maggio è proprio in concomitanza della in ricordo del sostegno dell’arcangelo Michele agli abitanti cristiani del luogo contro i pagani nella battaglia del 8 maggio.

Racconta don Salvatore D’Innocenzo: “Quante volte ho visto i pellegrini partire e ho ascoltato i canti”.

Proprio il canto ha accompagnato in segno di preghiera, ma anche di alleggerimento della fatica del camminare per lunghi gironi i pellegrini torittesi. Un “esperto” solista di quei canti, che quasi mimava “ora con cadenza orientale, ora con voce forte altrove con voce lieve, e anche con voce soffocata come di chi piange e disperato implora una grazia” è stato Vito Lisi (Vtucc L’s). Vituccio Lisi, inoltre, come ricostruito da Gaetano Scarangella, dell’associazione Turictum, guidava sin dal 1930 la squadra dei “fornai” che si esibiscono nella notte della vigilia del Natale in cerca di farina per il pane da donare a chi ne era privo.

E spesso guidati da Vtucc L’s nel secolo scorso molti torittesi si sono recati a maggio in pellegrinaggio a san Michele.

Don Salvatore non nasconde la sua emozione e scrive “non ho mai potuto trattenere una lagrima di commozione nell’udire quel canto nel silenzio delle prime luci del mattino”. Un popolo semplice, che seguendo i ritmi del tempo, le tradizioni dei padri, implorante s’incammina verso un luogo sacro in cerca di pace, di grazie. I pellegrini torittesi vengono citati in molti testi perché insieme ai cittadini di Boiano, in prossimità del monte ad ogni curva della salita si caricano di pietre, quasi ad appesantire la salita, dopo giorni di cammino, in segno di penitenza. Pietre che scaricano nel tempio sacro che gli accoglie per purificarli. E in ginocchio avanzavano all’interno della grotta in e profondo silenzio che esplodeva nell’improvviso canto “Evviva S. Michele”. Dopo la celebrazione bisogna lasciar spazio ad altri pellegrini ed ecco prima di avviarsi per il viaggio di ritorno cantare:

“ se non avessi da fare

Sempre con te vorrei stare.

E se non ci vediamo qua

Ci vediamo all’eternità”.

Dal 1924 con le nuove strade al pellegrinaggio si partecipava con i carri trainati dai muli, coperti da tendoni, un viaggio che durava ben 8 giorni.

Nel 1943 una nuova edicola in onore di san Michele fu costruita in Via G. A. Pugliese, allora vuota periferia verso Altamura.

In seguito la partecipazione al pellegrinaggio avvenivacon lambrette,  vespe, motocarri, ape, ciao si, motorini, riducendosi a due giorni.

Un altro personaggio storico organizzatore dei pellegrinaggi verso il Monte Sant’angelo è stato Michele Gagliardi (spogghia pais). Lui riuniva centinai di pellegrini su due, a volte anche più pullman, riempiti dai partecipanti con borsoni ripieni di cibo  per il pranzo a sacco all’andata , e con souvenir di ogni genere (trottola per i bambini, il pane del Gargano, statuette dell’arcangelo… al ritorno). Una curiosità era che nonostante la partenza fosse per le 4.00 circa, già prima di mezzanotte tutti i pellegrini erano in trepidante attesa in piazza vecchia, dove davanti alla sua bottega in senso di marcia contrario Michele faceva giungere dal corso i pullman. ( quasi che la storica partenza dall’edicola sempre in prossimità della piazza vecchi di san Michele si fosse spostata al negozio di Gagliardi.

Su quei bagagli carichi all’invero simile, da coperte per il viaggio, alle pietanze ben strette in stoffe, si vigilava e ci si sedeva, mentre i tanti piccoli e giovani portati (a volte in esubero rispetto ai posti a sedere) si trattenevano a giocare festanti nella notte.

Fino al 1987 si contavano ben 350 pellegrini motorizzati, mentre negli anni precedenti si era passati anche al pellegrinaggio con le bici.

Al ritorno i pellegrini erano attesi in paese, che si animava per la gioia del ritorno, e al sentire i festosi canti dei pellegrini, che in processione, ed con i mezzi (moto e motocarri addobbati da numerose piume e bastoni) giungevano presso la Chiesa madre per ringraziare il Signore e  San Michele portandosi in seguito verso la nuova edicola, accompagnati dai canti e dal grido “evviva san Michele e chi lo creò…”.

Il bastone piumato ricorda l’usanza dei primi pellegrini torittesi che come souvenir portavano a casa un ramo di quercia del Gargano. Mentre c’è una tradizione che indica nelle piume, oltre la leggerezza dell’arcangelo, anche una Sua piuma caduta dalle ali dell’arcangelo durante il combattimento con il diavolo, nemico per eccellenza.

La festa del ritorno, in quei mesi di maggio torittesi di qualche anno fa si concludeva con gli spari dei mortaretti in segno di gioia.

Oggi questa usanza, dopo secoli sembra scomparire. Certamente non ci sono più i due grandi e storici compaesani Vtucc L’s e Mchel Spogghiapais. Molti continuano con le proprie famiglie a recarsi al Monte Sant’Angelo, spesso dopo aver visitato san Giovanni Rotondo, e tutto questo in mezza giornata con le proprie auto. Sarebbe bello riscoprire la gioia di quei itinerari fatti insieme con la quelle strofe che hanno sapore d’antico. Moltissimi giovani sono stati accompagnati dai propri nonni che con tanta devozione, ogni anno nel mese di maggio, oltre ad onorare la mamma celeste, hanno sempre avuto a cuore il pellegrinaggio a san Michele, dal quale tornavano esultanti e cantando. Ecco perché dopo il sacrificio del cammino a piedi, su asini, con muli, biciclette, motorini…pullman strapieni di gente e bagagli a san Michele si canta al ritorno.

La devozione dei torittesi per San Michele è testimoniata anche dalla presenza di un bambino raffigurante l’arcangelo che viene posto sul carro della Madonna delle Grazie durante la processione della festa patronale.

edicola costruita nel 1943 in Via G. A. Pugliese in onore di S. Michele

 

ingresso al santuario di san Michele Arcangelo, foto scattata il 17 maggio da Filippo Caputo, storico capo squadra motorini in pellegrinaggio a S. Michele negli anni’ 80.

 

 

(a cura di Donato Scarpa)

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2015 08:36
 

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